Comi

Un campionato senza odio

Il 20 giugno riparte il campionato di calcio di serie A, ma gli stadi resteranno chiusi al pubblico. Sarà un campionato molto diverso dal solito, forse unico nel suo genere, in questo tempo particolare che stiamo vivendo. E proprio per questo, può anche essere un’occasione per ripensare lo sport in modo nuovo.
E’ questa l’idea della campagna Odiare non è uno Sport, che lancia l’appello per un Campionato senza Odio, per abolire l’hate speech dallo sport e riscoprire la bellezza della competizione sana e corretta.

di Silvia Pochettino

L’hate speech, o linguaggio d’odio, è ormai diventato una parte strutturale delle conversazioni sportive in Italia, in particolare nel calcio, come riporta il Barometro dell’Odio nello Sport, la ricerca realizzata dal centro Coder dell’Università di Torino che ha monitorato per 3 mesi i commenti ai post delle cinque principali testate sportive italiane (La Gazzetta dello SportTuttosport, Il Corriere dello Sport, Sky Sport Sport Mediaset) analizzando 443.567 post su Facebook e 16.991 su Twitter. Risultato? Tre post su quattro ricevono commenti d’odio su Facebook, addirittura uno su due su Twitter.

Ci siamo abituati all’hate speech online e offline tra gli spalti delle tifoserie come se fosse normale insultare, umiliare o minacciare l’avversario. Ma non lo è.

Come si legge nel Barometro: “Siamo difronte a un processo di normalizzazione della violenza per cui è ormai opinione piuttosto diffusa che gli stadi e il tifo siano intrinsecamente connessi a forme di violenza e sopraffazioni che in tempi recenti si sono estese e potenziate online attraverso l’uso massiccio dei social media”

Ma cos’è l’hate speech e come si presenta? Il Barometro dell’Odio in questo breve schema ci aiuta a inquadrare meglio il fenomeno (gli esempi, purtroppo, sono tutti tratti da commenti reali individuati dalla ricerca…)

 

L’appello della campagna Odiare non è uno Sport per una Serie A di calcio così particolare, in epoca Covid e a porte chiuse, è semplice: portare a termine un Campionato senza Odio, eliminando l’hate speech dallo sport!

Se vuoi contribuire anche tu, quando incontri commenti simili a quelli riportati in tabella segnalalo taggando la pagina Fb o l’account Instagram di Odiare non è uno Sport oppure facendo uno screenshot dei tweet e inviandoli a ufficiostampa@odiarenoneunosport.it.

Se ti senti, puoi anche intervenire direttamente nella conversazione rilanciando il semplice appello a un Campionato senza Odio o usando la card qui sotto.

Insieme possiamo davvero rilanciare un tifo che riscopra la bellezza della competizione sportiva corretta

Raccolta fondi EMERGENZA COVID-19 per Talitakum – Uruguay

Questo è un momento molto difficile per l’America Latina, i partner del COMI stanno affrontando situazioni estremamente critiche.

In Uruguay l’Asociación dei Padri Oblati di Maria Immacolata lavora con più di 750 famiglie in condizione di estrema vulnerabilità socio-economica situate nel quartiere del Cerro, periferia di Montevideo.

 

I Padri gestiscono due asili dove lavorano con circa 320 famiglie; Il Colegio San José, frequentato da 206 bambini ed Il Centro educativo Talitakum frequentato da 80 adolescenti di età compresa tra 12 e 17 anni che hanno abbandonato il percorso scolastico e presentano situazioni famigliari problematiche.

 

In questo momento, vista la situazione di emergenza sanitaria e la situazione economica che ne deriva, i Centri continuano ad accompagnare i bambini, adolescenti e le loro famiglie attraverso:

 

  • L’invio quotidiano di attività pedagogiche/ricreative tramite  i sistemi informatici e non solo (considerando la precarietà delle connessioni e la scarsa diffusione dei mezzi tecnologici), affiancando gli studenti anche da casa.
  • Il contatto telefonico settimanale con le famiglie per assisterle in materia di sicurezza e prevenzione in casa, che al momento risulta essere fondamentale vista l’emergenza sanitaria.
  • La distribuzione di 90 pacchi ogni settimana a famiglie in difficoltà, composti da cibo e prodotti per l’igiene personale come sapone per le mani e disinfettante.

 

Il COMI sta sostenendo i padri Oblati nella raccolta fondi per i pacchi alimentari per le famiglie in difficoltà. Un pacco costa tra i 15 e i 30 euro, ma tutti noi possiamo contribuire con qualsiasi cifra.

Cliccando sul pulsante arancione verrai indirizzato direttamente alla nostra raccolta fondi (SEMPRE ATTIVA!).

Il 100% dei fondi raccolti verrà utilizzato per la raccolta alimentare.

Abbiamo riso … per la comunità Mapuche

La campagna del riso Comi continua online!

Ora che ascoltando Pilar avete compreso ancor di più l’importanza dell’agricoltura familiare nei territori Mapuche, probabilmente avete voglia di fare la vostra parte … bene ve ne diamo l’occasione: ORDINATE TANTI PACCHI DI RISO E NOI VE LI FAREMO RECAPITARE A CASA GRATIS!
E state certi che con quel riso, oltre a sostenere le donne delle comunità Mapuche, farete felici i vostri stomaci e anche quella dei vostri amici e parenti.

Allora che aspettate? Per praticità di invio vi preghiamo di ordinare solo quantitativi di riso multipli di 10 (es. 10 kg, 20 kg, 30 kg e così via) a segreteria@comiorg.it aggiungendo il vostro nome, cognome, indirizzo, email e cellulare così lo spedizioniere non avrà difficoltà a rintracciarvi per la consegna.

Per il pagamento (ricordiamo che l’offerta richiesta per ogni chilo di riso è di € 5,00) fate un bonifico intestato a
COMI Cooperazione per il mondo in via di sviluppo
Banca Etica, Sede di via Parigi Roma
IBAN: IT03 E 05018 03200 0000 11028271
Causale: Erogazione per i vostri progetti – campagna del riso 2020

Aspettiamo i vostri ordini!

BAROMETRO DELL’ODIO NELLO SPORT

Il 26 maggio alle ore 11 in diretta Facebook sulla pagina di Odiare non è uno sport

la prima ricerca italiana sull’hate speech online in ambito sportivo, realizzata analizzando 443.567 conversazioni su Facebook e 16.991 su Twitter delle principali testate giornalistiche sportive italiane.

Il 26 maggio alle ore 11 in diretta Facebook sulla pagina di Odiare non è uno sport

Il Centro CODER dell’Università di Torino, nel quadro del progetto Odiare non è uno sport, presenta il

BAROMETRO DELL’ODIO NELLO SPORT

Quanta volgarità, minacce e insulti anche a sfondo razziale o
sessista sono presenti nelle discussioni on line che parlano di sport? Se da un
lato lo sport è spesso strumento di integrazione e trasmissione di valori, soprattutto
quando praticato, dall’altro, specialmente nella dimensione del tifo, può
diventare un elemento divisivo che inasprisce la competizione fino a
trasformarla in conflitti anche violenti. Ma quanto influisce in tutto questo
l’uso dei social network? Che frequenza e che caratteristiche hanno i linguaggi
d’odio online nello sport italiano?

Prova a rispondere a queste domande il Barometro dell’odio nello Sport, ricerca realizzata dal Centro CODER dell’Università di Torino
nel quadro del progetto di prevenzione e contrasto all’hate speech  Odiare non è uno sport, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo
(AID 011797) e promosso dall’associazione 
CVCS insieme a 13 partner nazionali.

Il primo risultato che salta agli occhi dal monitoraggio delle
pagine Fb e Twitter delle principali testate sportive nazionali (La Gazzetta dello Sport, Tuttosport, Il Corriere dello Sport, Sky
Sport
e Sport Mediaset)
realizzato dal 7 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020, è che esiste un livello costante di hate speech al di sotto del quale non si scende mai, pari al 10,9%
dei commenti su Facebook e 18,6% su Twitter.

I messaggi
d’odio risultano dunque una componente non solo rilevante ma strutturale delle
conversazioni sportive su questi social media.

Tuttavia, Facebook e Twitter sono diversi, sia per numero di
commenti sia per la presenza di hate
speech
. A parità di messaggi pubblicati, Facebook genera un volume di
commenti 26 volte superiore a quello di Twitter. Ma, mentre l’hate speech
raggiunge il 13,4% dei commenti su Facebook, suTwitter arriva al 31% .

Se si vanno poi ad approfondire le modalità con cui si manifesta
l’hate speech, il linguaggio volgare
(14% su FB e 31% su Twitter) e l’aggressività
verbale
(73% e 60%) sono le forme più frequenti. Tuttavia, anche discriminazione (7% e 5%) e aggressività fisica (5% e 4%) non sono
irrilevanti. La ricerca ha infatti individuato circa 5.000 commenti contenenti elementi di questo tipo pubblicati dagli
utenti in un arco di tre mesi.

Infine, dato prevedibile, gran parte del traffico di notizie sui
social e di conseguenza la maggior parte degli episodi di hate speech sono da ricondurre al mondo del calcio.. Emerge che Mario
Balotelli
e Romelu Lukaku sono i
personaggi sportivi su cui si concentrano più commenti di hate speech
(rispettivamente 16,7% su Facebook e 38,3% su Twitter; 15,5% su Facebook e
40,6% su Twitter)  contenenti insulti e
discriminazione razziale (rispettivamente 2,1% su Facebook e 5,6% su Twitter;
1,9% su Facebook e 2,4% su Twitter). 

La ricerca
sarà presentata il 26 maggio alle ore 11 in diretta Facebook sulla pagine del
progetto Odiare non è uno sport (@odiarenoneunosport).
L’evento live – moderato da Mimma Caligaris, giornalista sportiva e
presidente della Commissione Pari Opportunità della Federazione Nazionale della
Stampa – vedrà la partecipazione di Giuliano
Bobba,
del centro Coder, autore del Barometro e Sara Fornasir coordinatrice del Progetto Odiare non è uno Sport.

Contatti:
ufficiostampa@odiarenoneunosport.it, 3469546862

Il
progetto è sostenuto dall’Agenzia Italiana di Cooperazione allo Sviluppo e
promosso dal Centro Volontariato Cooperazione allo Sviluppo, in partenariato
con 7 ong italiane con ampia
esperienza nell’educazione alla cittadinanza globale (ADP, CeLIM, CISV, COMI,
COPE, LVIA, Progettomondo.mlal),  l’ente
di promozione sportiva CSEN, le agenzie formative FormaAzione, SIT e SAA-School
of management,  Informatici senza
Frontiere per lo sviluppo delle soluzioni tecnologiche e Tele Radio City e Ong
2.0 per la campagna di comunicazione.  

In questo difficile momento per l’umanità, il COMI resta attivo!

Il lavoro a Roma continua in telelavoro e i nostri collaboratori in giro per il mondo continuano, per quanto possibile rispetto alle regole stabilite dai vari governi, a portare avanti le loro attività.

Questa è la testimonianza che ci arriva dal Senegal, dove le nostre volontarie si stanno impegnano per contrastare la diffusione del Covid-19 tramite delle attività di sensibilizzazione e non solo:

 “Ciao a tutti! Siamo Francesca e Agnese, volontarie del COMI, e attualmente ci troviamo a Kaffrine, in Senegal, dove ci occupiamo di un progetto di protezione dell’infanzia e prevenzione dell’abbandono scolastico. Purtroppo, il Coronavirus è riuscito ad arrivare anche qui, cambiando un po’ le cose. Dal mese di marzo, infatti, il presidente ha indetto la chiusura delle scuole e delle frontiere, la sospensione delle manifestazioni pubbliche, il coprifuoco notturno, e ha invitato la popolazione a seguire tutte le indicazioni fornite per la prevenzione.

Non è stato ancora imposto un confinamento totale (come quello in Italia) a causa della difficoltà di attuarlo in questo contesto socioculturale. Il concetto di famiglia qui, infatti, è molto più allargato, i lavori sono spesso completamente informali e molti devono cercare un impiego giornalmente per sopperire ai bisogni primari, inoltre l’impossibilità di conservare gli alimenti comporta la necessità di acquistarli quotidianamente.

Anche noi siamo costrette a rimanere in casa. Abbiamo dovuto sospendere le attività scolastiche e ludiche che ormai facevano parte delle nostre abitudini, per adattarci ad una vita da quarantena.

In vista di questa emergenza, ci siamo adoperate per sostenere le sensibilizzazioni locali sull’importanza dell’igiene e del distanziamento sociale. In particolare, abbiamo installato nel quartiere dove abitiamo delle strutture per il lavaggio delle mani, realizzato striscioni esplicativi in lingua Wolof e utilizzato i social network per promuovere le buone abitudini, sostenuto economicamente la campagna di prevenzione lanciata dalla prefettura per tutto il Dipartimento.

Per quanto ci riguarda, siamo vivendo questa “particolare” situazione in maniera serena, nonostante un pensiero costante vada all’Italia e ai nostri cari. Speriamo davvero che la situazione non peggiori, viste anche le difficoltà sanitarie del Paese, e nel nostro piccolo, cerchiamo di vivere questa esperienza nel migliore dei modi, perché… noi RESISTIAMO anche da qui!”

Senza fissa dimora a Roma. Associazioni e reti sociali (ri)sollecitano le istituzioni locali

La situazione a Roma continua ad essere di assoluta emergenza per quanti e quante si trovano senza dimora.

Per questa ragione le organizzazioni tornano a scrivere alle autorità capitoline per richiedere interventi che tempestivamente possano dare risposte a bisogni sempre più urgenti.

L’appello si rivolge nuovamente alla Sindaca di Roma Virginia Raggi, alla Prefetta Gerarda Pantalone, all’Assessora alla Persona, alla Scuola e Comunità solidale Veronica Mammì, al Dipartimento della Protezione civile di Roma Capitale. Si tratta di un documento programmatico che non solo evidenzia le criticità riscontrate sul territorio capitolino, ma che propone iniziative percorribili e sostenibili a tutela sia dei professionisti che dei volontari che offrono servizio in favore di queste persone. Crediamo sia necessario organizzare un incontro con le diverse istituzioni competenti (Comune di Roma Capitale, Dipartimento per le Politiche Sociali, Municipi, Prefettura, Aziende Sanitarie Locali – ASL) non solo per garantire scambio di informazioni, ma soprattutto per programmare azioni comuni di tutela per queste categorie vulnerabili, anche grazie all’istituzione di una cabina di regia.

Leggi la lettera che ci vede tra i firmatari insieme a molte altre associazioni

Il volto dell’umanità è l’unico che conosco

Al via la campagna social di UNAR “Il volto dell’umanità è l’unico che conosco” #maipiurazzismo

 Anche quest’anno UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali aveva previsto di realizzare dal 16 al 22 marzo le iniziative della “Settimana d’azione contro il razzismo”, in collaborazione con associazioni su tutto il territorio nazionale.

Tra le associazioni che avrebbero dovuto dare il proprio supporto all’UNAR attraverso la realizzazione di eventi culturali, di formazione e sensibilizzazione, coinvolgendo migliaia di cittadini, rientrano FOCSIV e il socio romano COMI – Cooperazione per il mondo in via di sviluppo, che con il progetto INTE[G]RAZIONE intendono affrontare il tema della prevenzione e del contrasto delle discriminazioni di matrice etnico razziale con la valorizzazione delle seconde e nuove generazioni, accrescendo il protagonismo dei giovani italiani e di origine straniera, rafforzandone l’integrazione e la partecipazione alla vita del paese e aumentandone l’interlocuzione con il mondo sociale che li circonda.
I percorsi didattici ed educativi trasversali e interdisciplinari partecipativi previsti dal progetto, a causa del momento emergenziale che stiamo vivendo, saranno rimandati, ma le importanti attività di divulgazione previste dalla campagna di comunicazione continuano.

FOCSIV e COMI supportano infatti la “campagna social” lanciata da UNAR per rimane “Uniti”, per stare vicini, anche se virtualmente e diffondere i sentimenti che in questo periodo tutti stiamo riscoprendo: la solidarietà e l’uguaglianza.

Da oggi fino al 22 marzo diciamo no ad ogni forma di razzismo! Disegnatevi sul volto una U ben visibile, scrivete su un foglio #maipiurazzimo e scattatevi una foto. Condividete poi le foto sui profili social istituzionali dell’UNAR (Fb, Instagram, Twitter) che li rilancerà!

Quest’anno la “Settimana d’azione contro il razzismo” è dedicata a chi protegge e salva il prossimo, che si trovi a bordo di una nave civile o militare, in un ospedale a combattere per salvare vite in pericolo, in una strada di notte nei nostri quartieri a distribuire pasti caldi a chi ne ha bisogno: i momenti difficili dimostrano che abbiamo bisogno l’uno dell’altro e non c’è spazio per le discriminazioni.

Oggi più che mai celebriamo i “volti dell’umanità”.

Per seguire tutte le novità e attività previste da FOCSIV e COMI per partecipare all’azione contro ogni forma di discriminazione visita il sito della Federazione www.focsiv.it

Odiare non é uno sport

Campioni azzurri, società sportive, associazioni, scuole e studenti

uniti per dire no all’hate speech nello sport

Al via ODIARE NON E’ UNO SPORT

Un progetto per prevenire e contrastare i messaggi d’odio online in ambito sportivo

Secondo la ricerca di Coder (UniTo), sulle pagine Fb delle 5 principali testate sportive nazionali tre post su quattro ricevono commenti di hate speech

Terreno di inclusione e aggregazione sociale, veicolo di crescita e confronto, palestra di vita. È lo sport, quello che può portare fino al sogno Olimpico o semplicemente aiutare a stare meglio, quello che nel nostro Paese coinvolge milioni di ragazzi. Lo sport che però, purtroppo, ha anche un’altra faccia e può trasformarsi in fornace di discorsi e gesti d’odio, che nella dimensione digitale si potenziano e diffondono in maniera esponenziale.

È così che, anche grazie all’aiuto di diversi campioni azzurri, prende il via domani venerdì 7 febbraio – Giornata Mondiale contro il bullismo e il cyber-bullismo –  la campagna #Odiarenoneunosport, sostenuta dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e promossa dal Centro Volontariato Cooperazione allo Sviluppo, con un fitta rete di partners su tutto il territorio nazionale.

Lo studio del fenomeno è affidato all’Università di Torino che attraverso l’équipe multidisciplinare del Centro di ricerca avanzata Coder è al lavoro per elaborare un Barometro dell’Odio nello sport, monitorando i principali social media e le testate giornalistiche sportive. Dalle prime anticipazioni del report, che uscirà a fine marzo, emergono dati allarmanti. Su 4.857 post analizzati, per un totale di oltre 443mila commenti alle pagine Facebook delle cinque principali testate giornalistiche sportive nazionali (Gazzetta dello Sport, TuttoSport, Corriere dello Sport, SkySport, Sport Mediaset), emerge che tre post su quattro ricevono commenti che contengono una qualche forma di hate speech. Quest’ultimo può manifestarsi come generico linguaggio volgare (13,5%), aggressività verbale (73%) , vere e proprie minacce (6,8%), o, infine, come varie forme di discriminazione (6,7%). I picchi più elevati di messaggi d’odio si verificano in corrispondenza di eventi calcistici e riguardano in particolar modo le decisioni arbitrali.

Il lavoro dell’équipe però non è solo di osservazione, ma punta anche a intercettare le varie forme di hate speech online e intervenire con risposte in tempo reale. Questo grazie a un algoritmo specifico e un chatbot sviluppati dal Laboratorio d’Innovazione della School of Management di Torino e da Informatici senza Frontiere. A questi strumenti si affianca il “Bullyctionary”, un vero e proprio dizionario del bullismo online, realizzato grazie ad Assicurazioni Generali.

Il progetto ha raccolto e sta ancora raccogliendo le testimonianze di campioni dello sport azzurro come Igor Cassina, Stefano OppoAlessia Maurelli, Frank Chamizo, Valeria Straneo, al loro fianco le straordinarie storie di inclusione socialeavvenute attraverso lo sportsul territorio italiano e l’adesione spontanea di decine di sportivi, professionisti e dilettanti, associazioni, scuole o semplici cittadini che sostengono la campagna ritraendosi con la scritta Odiare non è uno sport . Qui la Gallery

La campagna durerà tutto il 2020, anno Olimpico in cui gli occhi dei media saranno particolarmente puntati sullo sport, e prevederà diversi appuntamenti e strumenti per sensibilizzare la cittadinanza: dieci flash mob contemporanei in diverse città italiane lunedì 6 aprile, in occasione della Giornata Internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace, attività educative in 55 scuole e 44 società sportive, partecipazione a numerosi eventi sportivi. Per finire con le “squadre” territoriali anti-odio che monitoreranno profili e pagine social di varie società sportive per intercettare e rispondere in modo pertinente ai messaggi di hate speech.

Tutti insieme, con un obiettivo comune: dire no all’odio nello sport e nella vita.

Contatti: ufficiostampa@odiarenoneunosport.it, 3469546862

Il progetto è sostenuto dall’Agenzia Italiana di Cooperazione allo Sviluppo e promosso dal Centro Volontariato Cooperazione allo Sviluppo, in partenariato con 7 ong italiane con ampia esperienza nell’educazione alla cittadinanza globale (ADP, CeLIM, CISV, COMI, COPE, LVIA, Progettomondo.mlal),  l’ente di promozione sportiva CSEN, le agenzie formative FormaAzione, SIT e SAA-School of management,  Informatici senza Frontiere per lo sviluppo delle soluzioni tecnologiche e Tele Radio City e Ong 2.0 per la campagna di comunicazione.  

Selezionando

Maria Grazia Mancini è un medico che si sta specializzando come Psicoterapeuta Funzionale presso la sede di Roma della S.E.F. Nata in provincia di Taranto nel 1989, si è trasferita a Roma nel 2007 per studiare medicina al Policlinico Universitario “A. Gemelli”. Vive a Roma con suo marito Pierluigi e i suoi due bambini.
Ingaggiata dal team del Comi nella commissione selezionatrice dei ragazzi destinati ai progetti di servizio civile in Senegal e Uruguay, condivide qui con noi la sua esperienza

16 ragazzi dai 24 ai 27 anni, provenienti da tutta Italia, da nord a sud, giunti a Roma per le tre giornate di selezione dei volontari del Servizio Civile per diversi progetti in Senegal e Uruguay.
Volti; storie. Desideri; ricerca: di strade, di senso, di esperienze, di incontri. Sete di altri mondi, voglia di superare stereotipi e pre-concetti. A cavallo tra la voglia di mettersi alla prova, quella di “rendersi utili” e la scoperta sorprendente dell’altro, che è diversità e vera ricchezza. Per attaccare più o meno frontalmente i propri modi di leggere la realtà, e arrivare il più possibile in fondo, verso il Senso che appartiene ad ogni uomo sotto la varietà dei suoi abiti. E, di fronte a loro, noi: un gruppo di selezionatori, ognuno con la sua competenza e la sua esperienza; insieme, per ripulirci l’un l’altro lo sguardo da elementi inutili o confondenti; con la responsabilità di cercare -umilmente- di intuire il bene per ogni ragazzo.

Al servizio del complesso intreccio tra l’aspirante volontario (con le sue motivazioni e i suoi modi di funzionare), e il progetto (con il suo equilibrio e le sue necessità). 
Sapendo di non poter prevedere ogni cosa; intuendo la Bellezza di ognuno, e insieme cercando di rispettarne i tempi.
Ragazzi selezionati con l’augurio sincero di esserci pienamente in questa avventura, di assaporarla con tutte le sue sfaccettature; di mettersi a frutto con la naturalezza di un fiore che sboccia, più che con l’opprimente obbligo morale di chi si sente “migliore”.
Sono stati giorni intensi e contemporaneamente di piacevole condivisione di cose buone, di idee e di scelte più o meno semplici; dove collaborare ha avuto il calore e il sapore di una tavola imbandita per pranzo, dove ognuno è ugualmente parte della famiglia, che sia arrivato lì da poco (come me) o